Seconda settimana. Eccoci di nuovo.

Nella #1 abbiamo aperto con Berserk — una riga, quasi un saluto. Un atto di rispetto, lo avevamo chiamato. Questa settimana non basta più. Berserk merita più spazio, più tempo, più attenzione.

Quindi questa settimana lo approfondimento è dedicato a lui. A Guts. A Miura. A quello che significa davvero leggere Berserk.

Iniziamo.

🏴‍☠️ ONE PIECE — Oda non dimentica niente

L’arco finale procede e ogni capitolo sembra confermare una cosa sola: Oda ha sempre saputo dove stava andando.

Non è una cosa scontata. Le serializzazioni lunghe tendono a perdere il filo — personaggi dimenticati, sottotrame abbandonate, colpi di scena che contraddicono la mitologia costruita in precedenza. One Piece sta facendo l’opposto. Dettagli che sembravano decorativi venti anni fa stanno diventando elementi centrali della storia.

C’è anche una notizia che ha animato la community questa settimana: le prime indiscrezioni sul cast della seconda stagione del live action Netflix. La prima stagione aveva sorpreso tutti — fedele nello spirito, coraggiosa nelle scelte. La seconda entra nell’arco di Alabasta, uno dei più amati della serie. Le aspettative sono giustificate.

🗡️ BERSERK — Guts, Griffith e il costo di un sogno

Per capire Berserk bisogna capire Griffith.

Griffith è tutto quello che Guts non è — bello, carismatico, visionario. Ha un sogno che non ha mai smesso di inseguire: fondare il suo regno. Non come metafora, non come ambizione vaga. Un regno vero, con un nome, con un territorio, con un popolo. E ha la capacità rara di far credere agli altri che quel sogno valga la pena di essere condiviso.

Guts entra nella sua storia quasi per caso. È un mercenario solitario, abituato a combattere da solo, a non dover niente a nessuno. Poi incontra la Banda del Falco — e per la prima volta nella sua vita trova qualcosa che assomiglia a un posto nel mondo. Un gruppo. Degli amici. Una ragione per restare.

Il cuore di Berserk non è la violenza, anche se la violenza è ovunque. Il cuore è questa relazione — Guts e Griffith, due uomini che si attraggono e si respingono come poli opposti, che si definiscono a vicenda senza saperlo. Guts dà a Griffith la prima sconfitta della sua vita, e quella sconfitta lo cambia per sempre. Griffith dà a Guts la prima vittoria che conta qualcosa — non una battaglia, ma il senso di appartenere da qualche parte.

Poi tutto crolla. E il modo in cui crolla è la cosa più devastante che Miura abbia mai scritto.

L’Eclipse — l’evento che divide il manga in un prima e un dopo — è una delle sequenze più estreme mai pubblicate su carta. Non stiamo parlando solo di violenza grafica, anche se c’è anche quella. Stiamo parlando di un tradimento talmente totale, talmente definitivo, che ridisegna tutto quello che hai letto fino a quel momento. Ogni pagina precedente acquista un significato diverso. Ogni sorriso di Griffith diventa ambiguo. Ogni momento di fiducia di Guts diventa una ferita in attesa di aprirsi.

Dopo l’Eclipse, Guts non combatte per vendicarsi. O almeno, non solo. Combatte perché è l’unica cosa che sa fare — e perché fermarsi significherebbe ammettere che tutto quello che ha perso è davvero perduto. Il Marchio del Sacrificio sul suo collo attira i demoni ogni notte. Il suo corpo è devastato. Ogni giorno è più difficile del precedente.

Eppure continua.

Miura ha impiegato trent’anni a raccontare questa storia. Era noto per i ritardi, per le pause, per le hiatus che duravano mesi. Ma era anche noto per qualcos’altro: ogni tavola che produceva era un capolavoro. Non c’è una pagina di Berserk disegnata con distrazione. Non c’è un’armatura abbozzata, un paesaggio riempito di bianco, un’espressione approssimativa. Miura disegnava come se ogni tavola potesse essere l’ultima — e alla fine, alcune lo erano davvero.

Berserk ha cambiato il manga. Dark Souls, Bloodborne, God of War, Sekiro — tutti dichiarano il debito verso Miura. Interi generi del gioco di ruolo e dell’animazione occidentale portano le sue impronte. Non come citazione, ma come DNA. La sua visione dell’oscurità come specchio dell’umanità è entrata nella cultura popolare in modo così profondo che molti non sanno più da dove viene.

L’ultimo volume deluxe è uscito in Italia. Studio Gaga sta portando la serie verso una conclusione sotto la supervisione di Kouji Mori, il migliore amico di Miura e l’unico a cui aveva raccontato come doveva finire. Non sappiamo se sarà all’altezza. Non possiamo saperlo. Ma sappiamo che Miura aveva una fine in mente — e che quella fine esiste da qualche parte, anche se non interamente di sua mano.

Leggete Berserk.

🔪 CHAINSAW MAN — Quando il caos è il punto

Il volume 22 è uscito e Fujimoto continua a fare una cosa che quasi nessun altro mangaka sa fare: rendere il caos narrativo non un difetto ma una scelta consapevole.

Chainsaw Man non segue le regole dello storytelling convenzionale. I personaggi muoiono quando non te lo aspetti. Le motivazioni cambiano. Gli archi si aprono e si chiudono in modi che sembrano arbitrari finché non guardi indietro e capisci che c’era un filo. Fujimoto scrive come se volesse costantemente spiazzare il lettore — non per stupire, ma per tenerlo sveglio.

Nella seconda parte del manga, quella che va dal capitolo 98 in poi, questa tendenza si radicalizza. Nuovi personaggi, nuove regole, nuove domande senza risposta. C’è chi ha trovato la seconda parte più debole. C’è chi invece pensa che Fujimoto stia costruendo qualcosa di più ambizioso di quanto sembri.

Noi stiamo con il secondo gruppo.

🌿 FRIEREN — La magia come memoria

Nella #1 abbiamo parlato di Frieren come manga sul tempo. Questa settimana vogliamo aggiungere qualcosa.

Frieren è anche un manga sulla magia — ma non nel senso convenzionale. In questo mondo la magia non è potere, è comprensione. I maghi più forti non sono quelli con più energia, ma quelli che capiscono meglio i sentimenti umani. Frieren è potentissima non perché si è allenata di più, ma perché ha avuto mille anni per osservare.

È un’idea bellissima e sottile: per fare del bene nel mondo, devi prima capire le persone. Non basta la forza. Non basta l’intelligenza. Serve empatia — e l’empatia si impara, lentamente, attraverso le perdite.

L’Official Fanbook uscito questa settimana approfondisce proprio questo aspetto del worldbuilding. Vale la pena.

📚 CONSIGLIO DELLA SETTIMANA — Vinland Saga

Se questa settimana vi ha lasciato con Berserk in testa, il consiglio è quasi obbligato.

Vinland Saga di Makoto Yukimura inizia come un manga di guerra vichinga — violenza, vendetta, un protagonista costruito sull’odio. Poi, lentamente, diventa qualcosa di completamente diverso: una storia sul rifiuto della violenza, sulla pace come scelta attiva, sulla ricerca di un posto nel mondo che non sia costruito sul sangue altrui.

È il viaggio opposto a quello di Guts, eppure complementare. Dove Berserk esplora cosa significa sopravvivere a qualsiasi costo, Vinland Saga esplora cosa significa scegliere come vivere. Entrambi partono dalla violenza. Arrivano in posti molto diversi.

L’anime è su Prime Video. Il manga è edito in Italia da Panini. Iniziate dal volume 1 — e non fermatevi alla prima parte, perché è nella seconda che diventa davvero straordinario.

Seconda settimana fatta.

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Alla prossima, ogni giovedì alle 8.

Leggi meno. Leggi meglio.

— Ink Ronin

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